Quando arriva un figlio, un figlio programmato o comunque voluto, è come se un giorno entraste nella vostra pulita e ordinata casa, apriste un armadio a muro e tutto vi crollasse addosso. Pensavate di aver fatto ordine nella vostra vita, ma era mera illusione. Ora ci sono cianfrusaglie ovunque e in apparenza nessuno spazio per riporle. In più avete una palla medica in mano che va riposta anch'essa in ordine. Ecco la vostra vita.
Per mettere ordine dovete per prima cosa appoggiare la palla medica. Come fare? I primi tempi è più facile, anche se non vi sembra affatto. I primi tempi la palla chiede solo di essere pulita, nutrita, coccolata e messa a dormire. Ciascuna di queste azioni è piena zeppa di imprevisti, ma almeno non va ancora EDUCATA.
Per affrontare gli imprevisti e riporre la palla medica al suo posto cosmico nell'universo, ho trovato che mi è utilissimo uscire dal mio ruolo di madre e pensare a "cosa farei se questo pupattolo non fosse mio?". Serve a sgrassare la palla delle ansie emotive: "oddio come faccio a lavargli il naso se piange disperato?" ha come unica risposta logica "non sta morendo e non gli sto facendo nulla di male, quindi glie lo pulisco ugualmente". Attenzione, non si tratta di non godersi il proprio bambino, anzi, ma di farlo con tranquillità. Funziona? Abbastanza, ma occorre un grande esercizio di autocontrollo: parola misteriosa che corrisponde ad uno stato che conoscevo ben poco. Un po' ho imparato e sono ampiamente perfettibile.
Ora che avete appreso questo interessante ragionamento, il resto viene da sé applicandolo ai problemi quotidiani non legati ai figli. Mi spiego: da un po' di tempo se ho un problema, una decisione da prendere provo a chiedermi: "Ok, cosa avrei fatto se un amico o una persona comunque a me molto cara mi avesse esposto questo problema?". Questo ragionamento ne toglie tantissimi di strati emotivi. Perché appena applicato, mi metto sulla difensiva: "ehi! Io non sono così, nessuno può capire come mi sento, ho un dolore nell'anima che mi sta togliendo il fiato e non si può capire come mi sento ora!" E dopo di ciò il pensiero che viene in mente a me è: "ma sono così rompicoglioni vista da fuori?". Al 99% la risposta è sì. Perché essere se stessi è più difficile che guardare gli altri, da che mondo è mondo.
Secondo me allora il giusto compromesso per vivere serenamente è cercare di guardare se stessi come se fossimo "gli altri" e guardare gli altri mettendoci nei loro panni.
Io ci sto provando e man mano gli scaffali del mio armadio a muro si stanno riempiendo...ogni tanto devo riorganizzare un po', alle volte mi sembra di ricominciare da capo ma che diamine! Un po' di imprevisto rende il lavoro meno noioso...
Alla prossima.
domenica 9 marzo 2014
giovedì 20 febbraio 2014
DELLA MORTE
"Mamma"
"Mmmmh..." sono le 7.30 del mattino. Piove e non ho dormito molto, ma non è colpa del piccoletto pieno di cacchetta e sorrisi...
"Quando io sono vecchia voi siete morti." Ho cercato di capire se ci fosse un punto di domanda alla fine della frase, ma a) non avevo ancora bevuto il mio caffè e b) il suo sguardo parlava da sé. Intuisco che Ivan in cucina si sta dando una scaramantica grattatina, ma decido di soprassedere.
"Immagino di sì...Tutti devono morire prima o poi." E mi sono rivista mentalmente Troisi che dice "Mo me lo segno".
Non seguono altre domande, ma sono giorni se non settimane che in casa si parla di morte.
"I nonni sono vecchi. Tu diventi vecchia come i nonni?"
"Sì, ma tu sarai grande e magari avrai una tua famiglia"
"Posso stare con voi?"
"Dubito che lo vorrai." Mi viene da sorridere e una certa vena di panico all'idea di averla tra le croste fino ai 30 anni.
"Ma poi muori?" -Aridaje....-
"Si Simona. Ma quando sarai molto molto grande, finché sei piccola cercherò di non morire per stare con te. "
Se ne va pensierosa...
Ogni tanto fa morire qualche bambola, cagnolino immaginario ecc...liquida la cosa con "ne prendo altri" quindi sono portata a pensare che per lei la morte sia come buttare nella spazzatura qualcosa. Mi rendo conto che sbaglio quando è in un momento "no" nel quale mi dice piena di tristezza: "ma io non voglio che diventi vecchia voglio stare sempre con te!". Che tenera...non giova molto alla mia autostima, ma è comunque tenera.
Poi conclude con "beh se anche muori te c'è papà e quando muore papà c'è sempre Alessandro". Allora siamo a posto.
"Mmmmh..." sono le 7.30 del mattino. Piove e non ho dormito molto, ma non è colpa del piccoletto pieno di cacchetta e sorrisi...
"Quando io sono vecchia voi siete morti." Ho cercato di capire se ci fosse un punto di domanda alla fine della frase, ma a) non avevo ancora bevuto il mio caffè e b) il suo sguardo parlava da sé. Intuisco che Ivan in cucina si sta dando una scaramantica grattatina, ma decido di soprassedere.
"Immagino di sì...Tutti devono morire prima o poi." E mi sono rivista mentalmente Troisi che dice "Mo me lo segno".
Non seguono altre domande, ma sono giorni se non settimane che in casa si parla di morte.
"I nonni sono vecchi. Tu diventi vecchia come i nonni?"
"Sì, ma tu sarai grande e magari avrai una tua famiglia"
"Posso stare con voi?"
"Dubito che lo vorrai." Mi viene da sorridere e una certa vena di panico all'idea di averla tra le croste fino ai 30 anni.
"Ma poi muori?" -Aridaje....-
"Si Simona. Ma quando sarai molto molto grande, finché sei piccola cercherò di non morire per stare con te. "
Se ne va pensierosa...
Ogni tanto fa morire qualche bambola, cagnolino immaginario ecc...liquida la cosa con "ne prendo altri" quindi sono portata a pensare che per lei la morte sia come buttare nella spazzatura qualcosa. Mi rendo conto che sbaglio quando è in un momento "no" nel quale mi dice piena di tristezza: "ma io non voglio che diventi vecchia voglio stare sempre con te!". Che tenera...non giova molto alla mia autostima, ma è comunque tenera.
Poi conclude con "beh se anche muori te c'è papà e quando muore papà c'è sempre Alessandro". Allora siamo a posto.
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