venerdì 9 giugno 2017

IL LUTTO DEI BAMBINI

Sono a tavola e stanno mangiando. A me viene da piangere, però devo pensare a cosa dire ora e come dirlo.
- Bambini, purtroppo il nonno Efrem non c'è più. E' morto.- (Ho pensato che le parole sono importanti: non si può dire ai bambini "è mancato", "è scomparso". Crea confusione e basta)
Simona piange. Alessandro ride, ma in maniera nervosa, poi piange poi ride ancora. 
Consolo Simona, spiegandole che il nonno era malato e che purtroppo la malattia se lo era portato via. 
- Quando va in cielo?-
-E' già lì. Adesso magari ti sta guardando. -
Parlare di un DOPO non è facile, ma ritengo di fare la cosa giusta: gli facciamo credere le peggio stronzate tipo babbo natale, perché non regalare loro un senso alla morte?
Parliamo del fatto che ci sarà il funerale, del fatto di fare un bel disegno da lasciargli, del fatto di volerlo vedere 
(-Ma se è in cielo come faccio a vederlo?- 
 -No Simona, il corpo resta qui. In cielo ci va quello che c'è nel cuore e nella testa, i pensieri, le emozioni. Tu sei fatta dal tuo corpo ma anche da quello che pensi e provi tutti i giorni, vero?- 
Ci riflette su: -Sì...Ma però COME fa ad andare in cielo senza il corpo?-
-E' come se fosse nell'aria (Al momento non mi è venuto niente di meglio)
-Ah ok.)
Parliamo tantissimo. 
Simona è stata esemplare al funerale e alla camera ardente, è stata composta, lo ha salutato, ed è andata avanti come è giusto che facciano i bambini di quell'età. Ogni tanto ne parla, in maniera serena.  

Ho commesso un grosso errore con Alessandro, invece. L'ho sottovalutato.
Alessandro non ha ben chiaro a 3 anni e mezzo cosa voglia dire la morte. Oltretutto il giorno in cui è mancato il nonno,  era malato. Mi sono concentrata sulla sua salute, e mi sono concentrata su Simona, più grande e consapevole a mio modo di vedere, mentre lui stava cercando di capire perché papà non fosse a casa con noi, perché io fossi triste, perché dovesse andare dai miei, cosa volesse dire che una persona non c'è più. Non ho dato sufficiente peso al suo stato d'animo in merito alla questione, invece lui continuava a rimuginare ed era confuso, ma ce ne siamo accorti dopo. E' stato intrattabile e molto appiccicoso per qualche giorno, anche quando è stato meglio di salute. Sabato scorso siamo andati al cimitero, e lui non voleva entrare. Non c'era alcun motivo, ma si è bloccato all'ingresso. E' entrato solo in braccio a papà. 
Ha chiesto poi: -Ma il nonno è a casa con la nonna?-
-No Alessandro-
-Ma allora la nonna è da sola?-
-Sì, è da sola, ma tiene il nonno nel suo cuore, continua a volergli bene. Puoi farlo anche tu: continuare a pensare al nonno e a volergli bene anche se non lo vedi più.-
Ora va meglio. Io ho fatto tesoro di questa esperienza, rendendomi conto ancor di più quanto i bambini siano delle spugne incredibili, non solo di fatti ma anche di emozioni. Farò tesoro dei miei errori.

Alla prossima!

giovedì 18 maggio 2017

CHE CAZZO NE SAI TU DI IMMUNITA'?

Mio padre mi ha raccontato che quando faceva il militare, una sera ha fatto a pugni con un commilitone che raccontava che le stelle erano incollate nel cielo, voleva convincerlo della ragione di questa sua affermazione. Mio padre aveva, ed ha, anche se smorzato dall'età, un carattere sanguigno e mal sopportava l'ignoranza travestita da supponenza. Questo per dire che gli ignoranti esistono da sempre, ma la loro area d'azione era limitata a discussioni tra poche persone, o al bar di paese.
L'avvento dei social ha sdoganato l'ignoranza (e di questo se ne parla a iosa, non mi dilungo sulle modalità), e l'ha fatto in maniera che nel tempo ho ritenuto essere: interessante, poi comica, infine avvilente.
Adesso sono preoccupata. Preoccupata per il calo vaccinale e il numero sporpositato di casi di morbillo dall'inizio dell'anno ad ora. Preoccupata per la mancata percezione sociale di un problema enorme.
Sono soprattutto preoccupata, però, del fatto che una persona che ha in mano la vita di un'altra persona (quindi un genitore) si rivolga a ciarlatani a vario titolo, e ignoranti di tutte le risme che "insegnano" a vivere con video su YouTube e post su Facebook. Persone non titolate a niente, oppure persone che speculano. 
Mi sono chiesta cosa porta una madre a fare al proprio figlio neonato dei lavaggi nasali con il latte materno, e quando infine questo bambino finisce in ospedale con una grave infezione respiratoria e i medici dicono a questa madre "si rende conto di quello che fa?", lei non annichilisce sotto il peso della propria sconsideratezza, ma scrive in un gruppo di mammine su facebook, chiedendo rassicurazioni e cosa fare. COSA FARE! Tuo figlio è in ospedale e tu chiedi alle mammine cosa fare. E le mammine rispondono che i medici sono cattivi. 
Mi chiedo tutt'ora cosa porta sempre un genitore a non vaccinare il proprio figlio sulla base del nulla, o di conferenze (a pagamento) tenute non da medici, o immunologi, bensì da AVVOCATI. Cosa porta a rischiare la vita del proprio figlio? L'ignoranza è una componente, ma c'è dell'altro. E quest'altro è LA FEDE.
Quando si ritiene che il proprio figlio non possa prendere la difterite perché lo si sta allattando, o che il vaccino contro il morbillo causi autismo nonostante sia un FATTO che ciò non è vero, significa che si è ben oltre la ratio, si è a livello di fanatismo religioso. C'è bisogno di credere che si ha tutti contro? Che si è meglio degli altri?
Non lo so proprio, ma so una cosa: una grossa fetta del problema viene dalle istituzioni. La libertà di scelta non può applicarsi per un bene comune. Se la tua libertà danneggia gli altri, non è più libertà ma prevaricazione. E in tal senso c'è uno spaventoso vuoto legislativo a cui ora si vuol porre rimedio.
Se dovessero far scegliere me di attivare o meno una centrale nucleare in un tal posto non avrei minimamente gli strumenti per sapere se è un bene o un male. Di certe cose che riguardano la comunità non potrei prendere decisioni, perché non avrei la preparazione per farlo. Lo vedete il problema?

Alla prossima