mercoledì 13 ottobre 2021

E LA FINE DELL'INFANZIA

 Avevo un po' di cose da scrivere su questo periodo e un post su facebook mi pareva riduttivo. So che i blog non esistono più, infatti siamo proiettati verso piattaforme dai contenuti sempre più veloci, sempre più usa e getta, e va bene anche così. Questo blog non viene aggiornato da un anno e mezzo, quando ho scritto in piena pandemia, ma era nato come un diario personale, e non voglio eliminarlo. Ogni tanto mi rileggo, perché nella mia testa alcune cose, alcune considerazioni sulla maternità, la genitorialità, si sono un po' modificate. Io sono invecchiata, e anche questo fa.

Simona frequenta la prima media. Non è solo un passaggio scolastico però: ha comportato diversi cambiamenti che nella mia testa sono ancora da elaborare. Forse più sul piano emotivo.

Per il suo compleanno, Simona ha ricevuto da noi uno smartphone. Il suo account è gestito con Google Family, ha un tempo limitato di utilizzo delle app, e, patto essenziale, lei sa che posso accedere alle sue chat. Le chat sono quanto di più incontrollato ci sia nel web, per dei ragazzini di 11-12 anni. Ho saputo che la scuola fa anche educazione al digitale, iniziativa che mi piace molto, ma deve essere supportata dalla famiglia, altrimenti cade nel vuoto. 

Ha anche ricevuto la tessera della metropolitana, che non è meno importante: abitiamo in una metropoli, sta imparando a muoversi in essa (al momento in zona) senza di noi. Nel giro di pochi giorni, è sorto un cambiamento in lei che ci ha stupito per la rapidità con cui è emerso: si destreggia, si organizza il tempo (dice cose da aliena come "Se ascolto la lezione in classe ho molto meno da fare a casa" e "Mi faccio interrogare subito così non ci penso più"); ci saranno sicuramente delle difficoltà e le attendiamo, ma per ora c'è entusiasmo per una nuova fase della vita, e sono felice che la affronti così.

Il corpo cambia. Cambia un po' anche la gestione dello stesso, e qui è l'unico passaggio che sto affrontando da sola con lei. E' straniante e divertente allo stesso tempo, perché il ricordo quando la allattavo, ad esempio, è vividissimo nella mia mente; il ricordo dei bagnetti, dei primi passi, delle prime parole è una cosa che mi sembra ancora tanto vicina.

Cerchiamo di esserci come genitori senza essere spazzaneve, stampella, o altra metafora a vostra scelta; diamo fiducia, in una sorta di patto reciproco: noi ti concediamo, tu fai il tuo (impegno scolastico, responsabilità, ordine...Ecco l'ordine è una cosa su cui stiamo lavorando!).
Non so cosa aspettarmi domani o dopodomani o tra un anno. Le tempeste dell'adolescenza non sono ancora arrivate; c'è sicuramente qualche rispostaccia, qualche moto di insofferenza...In segreto non la biasimo, io sono la mamma pesantona, altrimenti che ci sto a fare qui?

 

Alla prossima (??)




giovedì 23 aprile 2020

HOME STRANGE HOME

Avevo pensato di mollare il blog, in primis perché io stessa difficilmente leggo blog oramai. Siamo nell'era dell'informazione rapida, degli Instagram, dei tik tok...Qualunque cosa ciò significhi. 
Devo però documentarlo questo periodo, questa situazione che avevo immaginato sì nei miei mentali scenari apocalittici, io poi sono una fan del post apocalittico alla mad max, ma declinata in questo modo non me la sarei proprio aspettata. 
I bambini sono a casa dall'ultima settimana di Febbraio. Per Carnevale siamo andati a fare un weekend lungo all'Aprica, con addosso un vago senso di disagio per quanto stava capitando a Codogno, ma non con la precisa sensazione di quello che ci si prospettava davanti; eravamo già prudenti, già un po' ci distanziavamo, ma non siamo usciti dai ristoranti perché troppo pieni. Del resto, le informazioni dai media erano, e sono, confuse, altalenanti, e piene di approssimazione. I media che anticipano i decreti, che diffondono fake news quanto i complottisti dell'ultima alba su Facebook...Di tutto ciò, spero, in futuro qualcuno risponderà. Della infodemia che ha accompagnato questa pandemia, dico.
Mi limito a riportare ora i fatti della mia famiglia.
 Il lunedì siamo a casa. Ivan lavora in smart working già da una settimana, io continuo ad andare in ufficio. I bambini vivono una sorta di eccitazione vacanziera. Hanno attività da fare, ma sono ancora poco strutturate, le scuole non sono ancora organizzate. Io esco di casa e faccio i miei giri a piedi vedendo sempre meno gente recarsi negli uffici. Faccio colazione e pranzo in bar con a terra le strisce gialle e nere che distanziano le persone. Penso vagamente di organizzarmi per portarmi sempre il pranzo in ufficio, ma anche lo stare in ufficio dove qualcuno viene con mascherina e guanti, mi crea disagio. I bambini li ritrovo la sera eccitati e annoiati allo stesso tempo. Un paio di giorni vanno ancora dai miei, poi decidiamo di chiuderci nel nostro nucleo familiare per il bene e la salute di tutti. Ivan li porta al parco in bici, stando lontano da tutti per un giretto in pausa pranzo. 
Il lunedì 9 marzo si prospetta la chiusura della Lombardia, non ricordo se già è il giorno del lockdown, sta di fatto che il martedì sono ufficialmente in smart working anche io e siamo reclusi. Oddio, per qualche giorno usciamo coi bambini (sempre isolati, sempre in bici), poi smettiamo. 
È da quel momento che si instaura una routine casalinga senza precedenti (e in tutta onestà spero rimanga unica).  Simona inizia gradualmente le lezioni online, iniziano le assegnazioni di compiti. Alessandro ha la settimana ben organizzata con tutti i compiti da fare ogni giorno. Questo cuba qualche ora, ma di fatto c'è un oceano di tempo perso e due genitori che stanno lavorando full time a ritmi serrati, e allora i bambini imparano.
Imparano ad utilizzare in autonomia i dispositivi: noi siamo sempre stati refrattari all'uso da parte loro di tablet e smartphone, pur essendo entrambi due genitori "tecnologici", pensavamo ci sarebbe stato tutto il tempo crescendo. Beh, ci sbagliavamo, servivano subito ed entrambi hanno imparato. A condividere files, a loggarsi, ad avviare una videoconferenza, a scaricare materiale e cercarlo con google, a mettere il muto al microfono quando parlano gli altri, ad utilizzare la tastiera e scrivere i compiti su word.
Imparano a mettersi a posto i vestiti nell'armadio, a farsi il letto (che io poi dopo poco rifaccio), a scendere da soli in cortile (sono gli unici utilizzatori, in quanto unici bambini del palazzo) e, nel caso di Simona, di utilizzare la chiave per andare a buttare la spazzatura. Li stiamo schiavizzando? Non so, forse, ma qualche risultato in termini di autonomia (che devo dire non è che mancasse prima) lo hanno ottenuto.
Quindi che fanno ora i bambini in casa durante la settimana? Doccia, colazione, vestiti, compiti e videolezioni, pranzo, cortile con bici o palla (se è bel tempo), compiti, lettura, gioco,  urla, litigi, io che li metto in riga tra una call e l'altra, ivan che li mette in riga durante una call, fino a sera. Tutto così.
Io ad un certo punto stacco e spengo il pc, e allora "possiamo guardare la tv?" Un'oretta di tv, io spengo il cervello per un po', perché sono sfinita: lavorare mentre qualcuno chiama mamma, o "si è spento il tablet" o "mi sono fatto male", o ancora meglio: "mamma, ti ho spento il computer perché non lo stavi usando" con un sorriso pieno di premure, mentre sei in bagno e sotto stai lanciando una query su un database che è piuttosto pesante, impegna in doppio della mente. 
E poi si prepara la cena e si rassetta la casa (che ormai brilla, visto che oltre cucinare puoi giusto pulire e riordinare casa)
Alle 8.30, 9.00 i bambini vanno a letto. Io leggo un po', Ivan guarda qualche cosa in tv, ma siamo entrambi due fantocci stanchi, senza voglia di fare nulla.
Ma va meglio. Alla lunga le persone si adattano, e i bambini anche. 
Il weekend ci concentriamo su di loro: caccia al tesoro in casa, fare un dolce tutti insieme, assecondare i loro gusti. Domani sera mettiamo la tenda della decathlon in salotto e dormiranno "in campeggio"; di solito durante il weekend vediamo un film che scelgono loro e possono stare alzati fino a tardi (per loro tardi è comunque massimo alle 10, perché poi crollano). Cerchiamo di dare una routine "come prima", e non è facile e non è nemmeno paragonabile. 
Ma va meglio.
Abbiamo spiegato loro tutto di questo periodo, abbiamo detto che finora siamo stati fortunati perché nessuno dei nostri cari si è ammalato, abbiamo assecondato le loro malinconie da mancanza di socializzazione. Abbiamo fatto videochiamate coi nonni..."Ma quando ci andiamo dai nonni? Ma quando posso vedere i miei amici? Ma quando...?" Hanno necessità di vedere una fine che noi non possiamo prevedere. Possiamo solo dire loro la verità, cioè che non lo sappiamo, ma possiamo essere un appoggio emotivo se noi stessi non ci facciamo sopraffare dal senso di incertezza. I bambini vivono molto più il presente, ma il presente è sempre uguale, senza sport organizzato (anche se fai fare ginnastica in casa) senza amici e compagni.

Io ho passato le prime settimane provando un dolore incredibile per la conta dei morti snocciolata ogni sera, una sorta di pianto non sfogato dentro al petto.
Poi è subentrato il senso del reagire, e la voglia di contribuire a dare una linea a questa famiglia meravigliosa (per me, chiaramente), che riusciva ad esserci senza troppo litigi o problemi, perché ognuno fa il suo. 

Sapete qual è il mio motto ultimamente? "Tutto pesa troppo, se non lo sai pesare"

Coraggio.
Alla prossima...Chissà. 

venerdì 26 aprile 2019

SI, VIAGGIARE


Sotto un cielo plumbeo, in una città straniera, coperti da fidate mantelline ipercolorate (io ero arancione), in attesa di prendere un altro volo per il paese più bello del mondo (per me, per quel poco che ho visto io del mondo), l'Islanda, mi sono ritrovata a pensare (con leggera ansia) che avevamo intrapreso un viaggio abbastanza sfidante coi bambini...Ma guardandoli sotto l'acquazzone di Berlino ridere dopo aver camminato chilometri e toccato tutti gli orsi di plastica che la città offriva e "Mamma andiamo dentro la fontana" / "Mamma ma quella statua è nuda" e altre amenità, ho deciso che invece era giusto così. 
Perché una notte hanno potuto vedere una verde e viola e splendida aurora boreale, in un cielo che sembrava rapito da draghi immensi e sinuosi, e benché Alessandro forse è ancora piccolo per capire, Simona l'ha ridisegnata più volte. 
E hanno potuto vederla anche in virtù del fatto che li abbiamo caricati addormentati in auto in pigiama, avvolti in coperte e giacche, per andare a caccia di aurore boreali, per poi vederla splendida, maestosa, sotto casa al rientro.
Perché la gente si rivolgeva loro in inglese, e Simona a pare un "Hi!" di saluto non diceva altro, ed erano spiazzati, ma i genitori e i nonni lo sono in tutto il mondo, e allora càpita che una donna sorridente con un bambino biondissimo offra del pane secco, perché anche i tuoi figli possano dare da mangiare ai cigni selvatici (e poco importa che tuo figlio sia fobico di qualsiasi specie di uccello e lanci la fetta di pane intera più lontano possibile da sé). 
Perché abbiamo mangiato panini davanti a un geyser che ci ha lavato da capo a piedi quando è cambiata la direzione del vento e che "Mamma ma questo geyser puzza come di una puzzetta!", e toccato l'acqua di ruscelli caldi. 
Perché hanno accarezzato i cavalli islandesi, assaggiato lo squalo e visto come si pesca, sono entrati in un fiordo, sono stati sferzati da un vento che qui non proveranno mai, visto la sabbia nera, le rocce di basalto tutte regolari, l'oceano con onde incredibili, la forza della natura che sa essere meravigliosa e orribile. 
E cascate, tante cascate, da perderci la testa, il verde del muschio e il bianco abbacinante delle lande deserte piene di neve, e scoprire che sì, l'arcobaleno completo è di 360° non 180. Le scogliere: "Per l'amor d'Iddio Alessandro, non ti sporgere!" Ché in Islanda ti avvisano di quanto è lontano il primo ospedale, ma le barriere verso il pericolo sono minuscole cordicelle e catene a precipizio sull'oceano.

Ogni cosa ha un prezzo, e ritengo che occorra conoscere i propri figli per capire se è giusto quello che si sta facendo CON loro, non PER loro. Lo stai facendo PER te, ma puoi valutare se arricchisca anche loro o meno. PER loro te ne vai a Disneyland, non in uno sperduto villaggio di pescatori in una penisola a nord di Rejkiavik, con alle spalle un vulcano, o in un ostello londinese ipertecnologico, dove scatta l'allarme antincendio alle 10 e mezza di sera, e gruppi di studenti fanno chiasso, e ti stai già pentendo, perché te lo ricordi com'era quando si andava in gita...Invece poi alle 11 non vola più una mosca, e si dorme.
Alla lunga sarà anche PER loro in qualche modo. Alessandro non era mai stato su un aereo. In una settimana ne ha presi quattro. Arrivati a Malpensa, saliamo con un po' di trambusto sul primo volo e lui si siede accanto al finestrino. Allacciamo le cinture e si guarda intorno...Vede l'ala dell'aereo accanto a sé: "Ma...SIAMO SOPRA L'AEREOO!" grida pieno di gioia. Tutti ridono. Non si era accorto di essere salito, anche se ci eravamo passati accanto.

Alla prossima. 

lunedì 24 dicembre 2018

SACRA FAMIGLIA

I miei figli sono dei gran privilegiati. Non hanno fame, non hanno freddo, non sono nati su un barcone alla deriva, non sanno che può essere difficile anche solo avere un paio di scarpe, figuriamoci se hanno idea di cosa sia cercare di sopravvivere. Oggi.
Perchè domani, non si sa quale domani, i miei figli si risveglieranno che sono improvvisamente illegali, che non hanno più possibilità di rientrare in casa loro, si risveglieranno e ci sono le bombe che fischiano sopra le loro teste e distruggono tutto. Aria satura di polvere, sangue nei polmoni, corse alla ricerca di un tozzo di pane, di acqua pulita. Correre nei campi, inseguiti da qualcuno. Annegare nel mare gelido, chiedendosi come ultimo pensiero il perché. Lividi corpi su una spiaggia straniera, bagnati dalla spuma di un mare freddo e ostile. Qualcuno li raccoglierà, qualcuno piangerà, qualcun altro dirà che non si può accoglierli tutti che è inevitabile, e intanto preparerà un presepe. E guarderà Simona, i capelli pieni di alghe, oppure Alessandro, distrutto da una mina. 
Date un volto a ciò che vedete, dategli un volto che amate. Altrimenti è giusto che continuiate a ignorare ciò che vi circonda, perché è lontano, perché sentite che tanto avete un sacco di problemi voi, non potete accollarvi quelli degli altri, e che magari in fondo chissenefrega, non sono certo figli vostri. 
Buon Natale.

martedì 2 ottobre 2018

UN PO' DI ALESSANDRO

"Ale, ti scappa la pipì che continui a toccarti?"
"Nooo mamma. Stavo solo controllando quanto è duro."
Alessandro Massimo Trinca - 29 settembre 2018


Alessandro in famiglia è l'unico che riesce sempre a lasciarmi senza parole, per le uscite che ha alle volte. Con la sua zazzera biondo castano, gli occhi che sembrano castani come tutti quelli della mia famiglia, ma se li si guarda controluce hanno dei riflessi verdognoli, col suo capoccione tondo e il suo sorriso  pieno di fossette, che mi fa innamorare, Alessandro ha uno scopo nella vita, e lo persegue con grande impegno: fare o dire una cosa strana al giorno.

Un esempio? Usciamo dall'asilo e gli chiedo come va. Naturalmente la maggior parte delle volte, come per la maggior parte dei bambini, la risposta è "Bene", e alla domanda "Cosa avete fatto oggi?" la risposta è invariabilmente "Niente". Ci sono tuttavia delle volte in cui risponde cose come:
"Sono stato abbastanza monello che la Nicoletta mi ha sgridato!" E lo dice con un sorriso solare e gagliardo. Alla mia ovvia reprimenda, risponde con: "Sì, ma domani tanto faccio il bravo". Ah, ok.
Oppure: "Sai, oggi S. è caduto mentre eravamo fuori. Si è sbucciato come una banana!" E giù a ridere. -Come una banana-...Giuro che non l'avevo mai sentita. 
O anche "Abbiamo fatto cose belle ma non ho voglia di raccontartele."

Si inventa balle stratosferiche su eventi disastrosi che inevitabilmente accadono all'asilo, come "Un bambino della mia classe è caduto dentro un buco e hanno chiamato l'ambulanza"
"Davvero? Allora aspetta che chiamo Nicoletta o Piera, per sapere se sta bene questo tuo compagno"
"No mamma era una bugia!"

"Non voglio che dici le bugie, è una cosa brutta dire le bugie"
"Sì ma queste sono per divertimento"
"Che divertimento c'è nell'inventare che un tuo amico si è fatto male?!"
"E ma non è morto!" Aaaah, allora...

Prima dell'estate arriva dalla cameretta in salotto e vedo che ha qualcosa di strano. Un buco senza capelli dietro la testa.
"Alessandro cosa hai fatto?"
"Ho tagliato i capelli!"
"Ale ma...Perché?"
"Non lo so"
"Soprattutto perché dietro, che non ti vedi?"
"Volevo tagliarli come il parrucchiere"
Aveva preso le forbici di sua sorella dalla scrivania. Non si è fatto male per fortuna, ma è stato con questo buco pelato in testa per qualche giorno (finché non sono un po' ricresciuti).

Fa anche cose raccapriccianti. Ad esempio devo tenergli le unghie dei piedi molto corte, devo ricordarmi perché sennò lui arriva e ti dice "Mamma, mi dava fastidio questo pezzo di unghia e l'ho strappata via, ma adesso mi fa un po' malino". Neutro eh, cosa che io morirei di dolore. 
"Ti sei fatto uscire sangue, adesso dobbiamo disinfettare."
"Vado in bagno intanto che te prendi per disinfettare. Non voglio il cerotto"
Come Rambo. A breve si darà i punti da solo alle ferite...

Alessandro, che ha paura del buio, ma solo quando è a casa perché vede i giocattoli muoversi di notte, allora dorme con la lucina e hulk sotto il cuscino.
Alessandro, che non sopporta gli uccelli o gli insetti volanti, che se va in bicicletta e vede dei piccioni sulla sua strada di ferma e fa il giro largo.
Alessandro, che quest'estate si è scottato buttandosi su mio padre che aveva in mano una padella calda. Sapevo sarebbe successo prima o poi perché in cucina ogni volta era: "Stai lontano dal forno. Via che ho la padella in mano. Stai indietro che ti scotti". Niente di grave, ma adesso ha imparato.
Alessandro, che vuole scarpe e vestiti "velocissimi". Le scarpe veloci per lui sono solo quelle della Nike, i vestiti: tutto ciò che richiama calcio, o basket o qualsiasi sport.
Alessandro, che prima di dormire vuole "due cinque" baci e "due cinque" abbracci. 
QUESTO Alessandro il prossimo anno andrà alle elementari. Ne vedremo delle belle.

Alla prossima.

mercoledì 26 settembre 2018

ADDIO BABBO NATALE

Simona ha detto addio al rosso babbazzo.

Ma andiamo con ordine: vi avevo detto che avremmo parlato di sessualità, e lo abbiamo fatto. Mi sono messa con lei a più riprese e abbiamo affrontato quasi tutto in maniera piuttosto approfondita, seguendo lo stile del libro che avevo acquistato, cioè partire dall' "io" per giungere al "noi".
Abbiamo parlato dell'adolescenza, di mestruazioni, di polluzioni ed erezioni maschili, di masturbazione, di amicizia e amore, dei rapporti degli adulti e dunque dei rapporti sessuali completi (cosa vuol dire fare l'amore): come funziona il tutto. Della riproduzione ne avevamo già parlato: c'è un' interessante puntata di "esplorando il corpo umano" di Albert Barillé che fornisce secondo me un'ottima spiegazione della fecondazione e della crescita dell'embrione e feto in maniera chiara e immediata. L'ha vista più volte anche Alessandro. (La serie sul corpo umano andrebbe proiettata nelle scuole, secondo me. È veramente ben fatta e chiara, ma sto divagando).

Alla fine di tutto, dopo un excursus su pedofilia, e adulti che si comportano male coi bambini (ne avevamo già parlato, ma sono stata un po' più diretta, e il libro proponeva dei quesiti interessanti per i bambini in merito a situazioni di pericolo senza essere angosciante), le ho detto: "Simona, naturalmente queste cose di cui abbiamo parlato le tieni per te: ciascuna famiglia affronta questo argomento come  e quando vuole. Magari ci sono dei tuoi amici che credono a cose come la cicogna. Non spetta a te spiegare come stanno le cose, spetta ai loro genitori."
"Ecco mamma a proposito: io lo so da tanto tempo che non esiste babbo Natale, volevo chiederti chi compra tutti i regali se tu o papà o i nonni, e dove li tenete prima di Natale"
Sorrido, e penso tra me e me che avevamo già mollato da tempo la fatina dei denti, ora non ha più cose magiche cui aggrapparsi:
"I regali vengono comprati da tutti. Se vai dai nonni, quelli che trovi li hanno presi i nonni per esempio. Per quanto riguarda dove li teniamo: SCORDATELO!" MUUUUAHAHAHAHA.

Alla prossima.

giovedì 5 luglio 2018

IL DIARIO SEGRETO

Cosa fanno delle bambine a 8 anni? 
Mentre i maschi scavano a terra, collezionano figurine e cards di vario tipo, mi rendo conto che le bambine sono già più proiettate verso la famigerata preadolescenza. 
Simona usa i giocattoli solo quando gioca con suo fratello, per esempio, la cucina o le macchine. Le bambole sono state utilizzate pochissimo già quand'era piccola, ora non esistono più se non come soprammobili. 
Adesso Simona vuole vedere i tutorial per fare gli skifidol su YouTube, o delle coreografie di danza, o dei video musicali. Vuole disegnare vestiti, vuole un diario con il lucchetto per scrivere i suoi pensieri (e l'ha ottenuto). Le piacciono le cose che vendono in cartoleria, dalle paste schifose, alla sabbia magica, agli stickers. Vuole vestiti di un certo tipo ("Mamma non ho abbastanza gonne, sai?"), dei colori che vuole lei, vuole mettere bracciali e collane. 
Quando si trova con le sue amiche ride garrula come un'ochetta.
Per la pagella ha ricevuto come piccolo premio un portafoglio di similpelle piccolo nel quale può tenere gli spicci delle mance e magari al mare prendersi un gelato da sola. Le faremo capire di fare attenzione, di avere cura delle proprie cose, fa parte anche questo del processo di crescita. 

A proposito del diario:
"Mamma, ma io non è che ho segreti..." 
"Beh, puoi scrivere o disegnare ciò che vuoi. Anche dei racconti, visto che ti piace inventarli. E' una cosa tutta tua."
In realtà mi piacerebbe sapere cosa scrive nel suo diario, mi incuriosice cosa può partorire la sua testolina piena di fantasie. 

Un'altra cosa che faremo quando saremo al mare tutti e quattro sarà un po' di educazione sessuale per ottenni...Chiamiamola: "fase 2". Mi sono resa conto che alla sua età tra di loro ne parlano. Mi piacerebbe che non avesse fraintendimenti o pensieri, soprattutto che non avesse riserve nel fare domande a noi. Ho acquistato un libro che ci farà da supporto.  

Tra poco meno di due settimane partiranno tutti e due per il mare. Ci staranno un mese e mezzo, prima con i nonni e la cugina, poi con noi, poi finiranno agosto ancora con i nonni e la cugina. Magari alla fine non ne potranno più di bagni e sabbia (dubito!)...Per conto mio, farei a cambio molto volentieri. 
Mi mancheranno come ogni anno quando non sono con noi...Ma sono felice che facciano esperienze fuori dal nucleo familare stretto. 

Alla prossima.

mercoledì 4 aprile 2018

CRESCI, CRESCI, PRINCIPESSA!

Prima di Pasqua, Simona è venuta da me con un euro in mano e lo sguardo di chi sta per mettersi in gioco. 
"Mamma, ho visto una pubblicità in televisione che c'è uno skifidol che costa solo un euro. Questo è un euro dei miei, me lo puoi prendere?". La cosa mi ha lasciata divertita e commossa, non perché sia chissà cosa ma perché Simona si mette via le sue monetine e le investe in qualcosa che desidera, stando attenta a non chiedere troppo...E mi sembra una cosa da grandi.
"Ok, ma mi devi dire qual è. Ci sono molti skifidol"
"Il nome non me lo ricordo bene, ma c'è una scatolina dello stesso colore dello skifidol che c'è dentro" La mia ilarità aumenta.
"Non mi aiuta molto, non ti ricordi nient'altro?"
"No ma la prossima volta che vedo la TV me lo segno bene il nome." Mi ha lasciato l'euro.
Stamane sono uscita di casa e lei era già  pronta per andare a scuola. Ivan si stava vestendo, allora Simona ha acceso la TV con in mano carta e matita. "Se trovo la pubblicità te lo scrivo!".
Stasera, rientrando a casa, trovo sul comodino questo:

Alla prossima!

PS: glie lo prenderò domani.
PPS: sapete cos'è lo skifidol, vero?

lunedì 19 febbraio 2018

Benvenuti nel 2018

Le novità del 2018.
Simona ora sa che non esiste la fatina dei denti, ma ha deciso di continuare a credere a Babbo Natale perché le piace. Tutto questo è nato da una discussione su: ma cosa se ne fa dei denti vecchi, e comunque secondo me non esiste. 
E le dico "Ma allora chi è che ti dà i soldi?" "Tu?...Tu o papà.". Gioco, partita e incontro.
"E Babbo Natale?"
"Tu cosa dici?"
"Dico che voglio che c'è ancora, perché Babbo Natale mi piace"
"Lo trovo giusto"
"Ma poi se ci penso bene..."
"Se ci pensi bene?"
"No niente, vediamo l'anno prossimo."
Le è stato detto che tassativamente: A) non deve dire nulla a suo fratello e B) non deve dire nulla ai suoi amici.
Visto che ora sa leggere l'orologio, sa i fatti della vita, e le ho parlato dei pedofili, direi che è abbastanza grande per capire cosa la rende felice. Se Babbazzo la rende felice, che rimanga nella sua vita.

Altra novità: forse siamo usciti dalla piaga dei pavor notturni di Alessandro. Continua a parlottare, mugugnare e vivere la notte come un'avventura nel sonno, ma tant'è: almeno non abbiamo più le urla disumane.
In compenso il rito dell'andare a dormire è sempre più strano. Non si addormenta se prima non mi chiede (e solo a me!) "Se mi alzo faccio i brutti sogni?" e io devo rispondere "Sì"
"Orribili?"
"Sì"
"Agghiaccianti?"
"Sì, agghiaccianti!"
Non chiedete, è una storia lunga, e se li accompagna a letto Ivan, Alessandro torna in sala a chiedermelo. Ma da lì, dai sogni, siamo a buon punto, perché poi c'è la storia e dopo la storia: "Mi dai il bacio?" Gli dò il bacio rigorosamente sulla guancia sinistra.
"No ma non va bene, deve fare rumore" Gli ridò un bacio più schioccante "Me ne dai un altro?" E via un altro. Poi si gira, mugugna "buonanotte" e si mette a dormire.
Simona non ha mai avuto riti così dettagliati, lei piombava e piomba nel sonno, senza muoversi fino al mattino (ogni tanto parla, ma lo fa immobile), quindi trovo tutto ciò piuttosto buffo. 
Se nel rito introduco una novità, ed è gradita, sarà immediatamente parte del rito stesso dalla volta successiva, perché Alessandro ha tanti difetti, ma una memoria incredibile.

Alla prossima!

martedì 12 dicembre 2017

I MIEI MOSTRI SELVAGGI

Ieri sera Alessandro non voleva dormire perché aveva paura di fare brutti sogni (a suo dire, a me è parso tutto un grosso capriccio). Comunque questo, e il fatto che stanotte sarà Santa Lucia, mi ha ricordato tutta una serie di paure, fobie ed eventi inquietanti che hanno caratterizzato la mia infanzia.
In ordine sparso:



L'immaginetta di Santa Lucia
Mia nonna materna possedeva un'immaginetta sacra di Santa lucia che porgeva un piattino dorato contenente degli occhi. A differenza delle immagini iconografiche più diffuse, nelle quali gli occhi sembrano dipinti sul piattino, in quel caso sembravano occhi cavati.


Il Cristo appeso
Dopo la messa domenicale, mia nonna materna (sempre lei) sovente mi portava alla libreria/edicola delle edizioni Paoline accanto alla chiesa. Mi comprava Il Giornalino o Il Corrierino.
Questo posto vendeva anche altro: potevi ammirare statuette del presepe di bella fattura, e, appesa, una statua di Cristo in croce a grandezza naturale o quasi (ero piccola, difficile valutarlo).
Il volto del Cristo era segnato da un'espressione di dolore profondo, agonico; il volto rigato di sangue, le mani e i piedi trafitti e sanguinanti anch'essi. La cosa peggiore per me era la magrezza estrema, che molti anni dopo ho rivisto nelle immagini dei campi di sterminio. E subito l'immagine di quella statua mi è venuta in mente.

La casa dalle finestre che boh
Andavamo in visita (SEMPRE CON MIA NONNA MATERNA) da delle persone la cui vicinanza alla mia famiglia io non ho mai capito. Abitavano in una casa di corte molto buia, perché le finestre erano oscurate da dei rampicanti.
Ricordo questa donna molto anziana sul divano che non ho mai visto muoversi, ricordo molte statue di capodimonte per casa, ricordo la presenza di sole donne.
Di fronte c'era un edificio diroccato in ristrutturazione perenne, e poiché all'interno di quella casa mi coglieva spesso un senso di oppressione che non era sano per una bambina in età scolare, ci giocavo dentro, con mia sorella e la pronipote di questa anziana.
Ricordo che non c'era alcuna protezione e potevamo entrare nella casa e girare per i vani bui e pericolanti. Una volta ho provato a salire al secondo piano: c'era una scala di legno provvisoria. Ho sentito un rumore poco rassicurante di legno che si spezzava, e sono scesa di corsa spaventata.



Le possessioni corporee (da qui la mia fobia per i parassiti in genere)
"Se guardi lo specchio troppo a lungo, esce il diavolo"
"Se bevi troppo ti vengono le rane nella pancia"
"Se ridi troppo ti vengono i vermi nella pancia"

Indovinate chi? BRAVI! La nonna.



La camera da letto della nonna con le facce
Il letto, un comò con specchiera, armadio quattro stagioni, comodini. Mia nonna aveva mobilia con non ricordo che legno, forse radica. Vedevo facce ovunque nelle venature di questo legno. Era divertente di giorno, un po' meno di sera.



Il tinello Twin Peaks
Una delle zie di mia madre aveva una casa graziosa, ma l'ingresso (senza finestre) aveva una pesante tappezzeria damascata rossa, spessa, che creava un ambiente da incubo.



La visita in corriera al cimitero (SEMPRE LA NONNA):
In realtà era divertente, anche per il giro in corriera che sembrava di andare in gita.
Il cimitero di Melzo aveva (ma credo abbia tutt'ora) una zona dedicata ai bambini defunti: mi piaceva farci un giro quando ero piccola. Anche negli ossari bui.
Una notte ho sognato che gli angioletti di marmo che spesso effigiavano le lapidi dei bambini, prendevano vita. Fine dei giri.



A completamento di tutto questo, con la nonna facevo molte cose belle: prima tra tutte il giro in campagna lungo i rigagnoli di irrigazione dei campi, a raccogliere cicoria matta.
Mi portava al mercato e mi comprava sempre le caramelle, o in drogheria dove prendeva una pancetta tesa da mangiare con le michette, e l'osso di prosciutto. Mi faceva il semolino se ne avevo voglia. Mi faceva giocare nell'orto.

Ho dormito con lei nel lettone quando veniva a casa nostra e mi raccontava le cose della sua infanzia che erano molto divertenti.
Se ho ricordi di cose "angoscianti" (ma a ben vedere nel contempo comiche: ero piuttosto razionale, ma credevo nelle rane nella pancia, per dire) è perché ho trascorso molto tempo con lei e ci sono stati momenti molto belli prima che si ammalasse.

Quindi ogni volta che vedo una immaginetta di santa Lucia ripenso a lei, alla sua cucina in penombra, a quando mi faceva giocare con le anguille decapitate (QUESTO ERA DIVERTENTISSIMO!).

 Alla prossima!

lunedì 30 ottobre 2017

AVEVO CAPITO FOSSE PIU' FACILE.

Alessandro ha da poco compiuto 4 anni. 
Alessandro è nato quando avevo più o meno capito l'andazzo della vita genitoriale, e l'ha buttata nel cesso.
Alessandro ti guarda, guarda che tu lo stia fissando in quel momento, poi tira un calcio a sua sorella e dice "Non sono stato io!" 
Alessandro ha un sorriso che stende e dietro quel sorriso c'è un Bart Simpson pronto all'azione.
Alessandro, che vorrei portare dalla pediatra perché penso che non senta bene, magari gli si è formato ancora il tappo di cerume, e poi mi rendo conto che non è che non sente, IGNORA.
Alessandro ha una memoria prodigiosa, per cui è impossibile fregarlo dicendogli una cosa per poi sperare se ne dimentichi dopo qualche giorno. Si ricorda canzoni, frasi buttate lì, luoghi visti anche una sola volta. 
Alessandro sa rigirare le frittate, e se vede che marca male, fa retromarcia e dice "Sono un bambino bravissimo io, non faccio le stupidaggini."
Alessandro permalosissimo.
Alessandro che la mattina non devi parlargli troppo perché si sveglia inverso.
Alessandro un po' manesco.
Alessandro che ci ho messo un po' a capire che non è lento, è troppo veloce. 
Alessandro che: "Saluta, non fare il maleducato" "Non sono maleducato, sono timido"; però quando gli conviene parla con chiunque, specie con il cameriere del ristorante, cui vuole chiedere qualcosa.  
Alessandro che nel negozio "Non toccare le cose!" "Non tocco, metto solo il dito vicino"
Questo Alessandro qui che riempie il mio cuore e la mia pazienza nel medesimo modo, non lo cambierei per nulla al mondo. 

Alla prossima.

sabato 2 settembre 2017

LA COMFORT ZONE

Diciamo che io, per mia natura, tendo a creami una zona franca in tutto quello che faccio, non per un senso di protezione cui dar seguito, ma più semplicemente perché mi dà piacere. 
Questo un po' in tutto ciò che faccio: mi piace il quartiere dove abito, il fatto che se entro dal macellaio la mattina presto prima del lavoro,  oppure al mercato comunale il sabato con il mio carrellino da nonna per la spesa, mi sento accolta, mi conoscono, mi salutano e mi consigliano. Idem se partecipo ad un evento nel quartiere, un aperitivo nei locali di zona o una cena. 
La scuola dei bambini è anche il parco dove giocano, conosco anche solo di vista molte persone; il Trotter è parte integrante della vita della famiglia, con i suoi pregi e i suoi problemi. 
Infine le cose più piccole, come la mia scrivania al lavoro, piena degli oggetti che mi fa piacere guardare, toccare, che mi identificano... Insomma, tutto ciò che rende la mia vita più piacevole, tendo a tenermelo stretto. 
Per questo motivo mi stupisco di chi dice che per vivere appieno bisognerebbe uscire dalle proprie zone di comfort. Perché? Io non ho niente da dimostrare a nessuno e la mia vita mi dà soddisfazione così. Quando qualcosa non mi piace semplicemente cerco di cambiarla, oppure capita che qualcosa non mi piaccia ma sia necessario al bene della famiglia, perciò rinuncio o scendo a compromessi. Ma non faccio spontaneamente qualcosa che mi crea disagio, solo per dimostrare a me stessa che sono figa. Forse un tempo, quando il mio cervello cercava la sua strada. Ora ho fatto pace con il mio cervello. 
Ho detto disagio, non adrenalina: zona di comfort è anche buttarsi col paracadute, fare arrampicate, partecipare a competizioni, dipende solo dalla sensazione che ti crea dentro. Per alcuni stare a casa a guardare la TV è un disagio, quindi perché farlo? 

Alla prossima. 

venerdì 9 giugno 2017

IL LUTTO DEI BAMBINI

Sono a tavola e stanno mangiando. A me viene da piangere, però devo pensare a cosa dire ora e come dirlo.
- Bambini, purtroppo il nonno Efrem non c'è più. E' morto.- (Ho pensato che le parole sono importanti: non si può dire ai bambini "è mancato", "è scomparso". Crea confusione e basta)
Simona piange. Alessandro ride, ma in maniera nervosa, poi piange poi ride ancora. 
Consolo Simona, spiegandole che il nonno era malato e che purtroppo la malattia se lo era portato via. 
- Quando va in cielo?-
-E' già lì. Adesso magari ti sta guardando. -
Parlare di un DOPO non è facile, ma ritengo di fare la cosa giusta: gli facciamo credere le peggio stronzate tipo babbo natale, perché non regalare loro un senso alla morte?
Parliamo del fatto che ci sarà il funerale, del fatto di fare un bel disegno da lasciargli, del fatto di volerlo vedere 
(-Ma se è in cielo come faccio a vederlo?- 
 -No Simona, il corpo resta qui. In cielo ci va quello che c'è nel cuore e nella testa, i pensieri, le emozioni. Tu sei fatta dal tuo corpo ma anche da quello che pensi e provi tutti i giorni, vero?- 
Ci riflette su: -Sì...Ma però COME fa ad andare in cielo senza il corpo?-
-E' come se fosse nell'aria (Al momento non mi è venuto niente di meglio)
-Ah ok.)
Parliamo tantissimo. 
Simona è stata esemplare al funerale e alla camera ardente, è stata composta, lo ha salutato, ed è andata avanti come è giusto che facciano i bambini di quell'età. Ogni tanto ne parla, in maniera serena.  

Ho commesso un grosso errore con Alessandro, invece. L'ho sottovalutato.
Alessandro non ha ben chiaro a 3 anni e mezzo cosa voglia dire la morte. Oltretutto il giorno in cui è mancato il nonno,  era malato. Mi sono concentrata sulla sua salute, e mi sono concentrata su Simona, più grande e consapevole a mio modo di vedere, mentre lui stava cercando di capire perché papà non fosse a casa con noi, perché io fossi triste, perché dovesse andare dai miei, cosa volesse dire che una persona non c'è più. Non ho dato sufficiente peso al suo stato d'animo in merito alla questione, invece lui continuava a rimuginare ed era confuso, ma ce ne siamo accorti dopo. E' stato intrattabile e molto appiccicoso per qualche giorno, anche quando è stato meglio di salute. Sabato scorso siamo andati al cimitero, e lui non voleva entrare. Non c'era alcun motivo, ma si è bloccato all'ingresso. E' entrato solo in braccio a papà. 
Ha chiesto poi: -Ma il nonno è a casa con la nonna?-
-No Alessandro-
-Ma allora la nonna è da sola?-
-Sì, è da sola, ma tiene il nonno nel suo cuore, continua a volergli bene. Puoi farlo anche tu: continuare a pensare al nonno e a volergli bene anche se non lo vedi più.-
Ora va meglio. Io ho fatto tesoro di questa esperienza, rendendomi conto ancor di più quanto i bambini siano delle spugne incredibili, non solo di fatti ma anche di emozioni. Farò tesoro dei miei errori.

Alla prossima!

giovedì 18 maggio 2017

CHE CAZZO NE SAI TU DI IMMUNITA'?

Mio padre mi ha raccontato che quando faceva il militare, una sera ha fatto a pugni con un commilitone che raccontava che le stelle erano incollate nel cielo, voleva convincerlo della ragione di questa sua affermazione. Mio padre aveva, ed ha, anche se smorzato dall'età, un carattere sanguigno e mal sopportava l'ignoranza travestita da supponenza. Questo per dire che gli ignoranti esistono da sempre, ma la loro area d'azione era limitata a discussioni tra poche persone, o al bar di paese.
L'avvento dei social ha sdoganato l'ignoranza (e di questo se ne parla a iosa, non mi dilungo sulle modalità), e l'ha fatto in maniera che nel tempo ho ritenuto essere: interessante, poi comica, infine avvilente.
Adesso sono preoccupata. Preoccupata per il calo vaccinale e il numero sporpositato di casi di morbillo dall'inizio dell'anno ad ora. Preoccupata per la mancata percezione sociale di un problema enorme.
Sono soprattutto preoccupata, però, del fatto che una persona che ha in mano la vita di un'altra persona (quindi un genitore) si rivolga a ciarlatani a vario titolo, e ignoranti di tutte le risme che "insegnano" a vivere con video su YouTube e post su Facebook. Persone non titolate a niente, oppure persone che speculano. 
Mi sono chiesta cosa porta una madre a fare al proprio figlio neonato dei lavaggi nasali con il latte materno, e quando infine questo bambino finisce in ospedale con una grave infezione respiratoria e i medici dicono a questa madre "si rende conto di quello che fa?", lei non annichilisce sotto il peso della propria sconsideratezza, ma scrive in un gruppo di mammine su facebook, chiedendo rassicurazioni e cosa fare. COSA FARE! Tuo figlio è in ospedale e tu chiedi alle mammine cosa fare. E le mammine rispondono che i medici sono cattivi. 
Mi chiedo tutt'ora cosa porta sempre un genitore a non vaccinare il proprio figlio sulla base del nulla, o di conferenze (a pagamento) tenute non da medici, o immunologi, bensì da AVVOCATI. Cosa porta a rischiare la vita del proprio figlio? L'ignoranza è una componente, ma c'è dell'altro. E quest'altro è LA FEDE.
Quando si ritiene che il proprio figlio non possa prendere la difterite perché lo si sta allattando, o che il vaccino contro il morbillo causi autismo nonostante sia un FATTO che ciò non è vero, significa che si è ben oltre la ratio, si è a livello di fanatismo religioso. C'è bisogno di credere che si ha tutti contro? Che si è meglio degli altri?
Non lo so proprio, ma so una cosa: una grossa fetta del problema viene dalle istituzioni. La libertà di scelta non può applicarsi per un bene comune. Se la tua libertà danneggia gli altri, non è più libertà ma prevaricazione. E in tal senso c'è uno spaventoso vuoto legislativo a cui ora si vuol porre rimedio.
Se dovessero far scegliere me di attivare o meno una centrale nucleare in un tal posto non avrei minimamente gli strumenti per sapere se è un bene o un male. Di certe cose che riguardano la comunità non potrei prendere decisioni, perché non avrei la preparazione per farlo. Lo vedete il problema?

Alla prossima

venerdì 24 marzo 2017

FISICHE SENSAZIONI

Ieri stavo riempiendo la lavatrice,e riflettevo sul fatto che se mi capitano per mano i vestiti appallottolati dei bambini riesco agevolmente a distinguerli tra loro dall'odore, e ciò mi ha portato a una riflessione su quanto la maternità, specie nei primi anni, sia fatta anche dei cinque sensi.


OLFATTO
Delle cose che più mi creano un legame di pancia coi bambini c'è sicuramente l'odore che emanano, ognuno distinguibile dall'altro: l'odore della loro pelle, ma anche quell'odore di sudorino che si forma sul collo mentre dormono e che la mattina ti avvolge quando ti abbracciano. E' peculiare nel bambini piccoli, perché non è sgradevole.
UDITO
Distingui le voci, sì d'accordo questa è facile, ma distingui anche la tosse, un inizio di pianto, il modo di respirare nel sonno, un "MAMMAAAA!" urlato a distanza, il pianto del tuo bambino in mezzo a una moltitudine al parco che urla, la sua voce nella classe dell'asilo mentre sei fuori ad aspettare che aprano, distinguibile seppur appena accennata con porte e finestre chiuse.
VISTA
Le palpebre azzurrate: con la pelle così sottile quando sono neonati, che distingui le venuzze sotto; i segni del ciuccio dopo la nanna, e poi, più grandi i segni del cuscino sul viso. Le ossa che cambiano forma man mano che crescono e le gambe e le braccia si allungano; il colore dei capelli che si scurisce, ma poi d'estate si schiarisce improvvisamente al primo sole, il sorriso che cambia.
TATTO
La pelle soffice e setosa, che ti dici pure: ma una volta l'avevo anche io così?! Davèr?! Le mani morbide come antistress; i piedini in faccia che li mangeresti, la testa piena di sonno appoggiata al petto o che ti sbava sulla spalla,ma anche le unghiette affilate sul viso, i capelli tirati (beh nel mio caso molto di rado avendo i capelli corti), la pipì in faccia, il vomito sul braccio. Poi quando crescono, le mani ossute nelle tue, già grandi mentre attraversi la strada, passare il balsamo tra i suoi capelli.
GUSTO
Ogni bacio su guance rigate di lacrime perché "Mi sono fatto male, mamma" sa di sale, sa di terra spesso, sa di amore sempre. 

Alla prossima.  

 

venerdì 3 marzo 2017

IL SONNO DISTURBATO

Parte della mia adolescenza è stata funestata da una forma di sonnambulismo, che ha quasi causato un infarto a mia sorella,  e che mi ha fatta cadere dalle scale, per fortuna senza conseguenze a parte un livido sulla coscia; tutt'ora ho episodi di paralisi ipnagogiche, spesso angoscianti. So quindi com'è.
Ieri sera ho trovato Alessandro in piedi in mezzo alla cameretta al buio, con il suo pigiamino di spiderman. Non so da quanto tempo fosse lì. Gli domando "Hai bisogno? Cosa c'è?" ma non mi risponde. Sta fissando il vuoto davanti a sé, allora capisco che sta dormendo. Lo riaccompagno cautamente nel letto e si mette subito a ronfare. 
Sono abbastanza sicura che lo abbia fatto altre volte, e che gli sporadici episodi di pavor notturno che ha avuto non siano stati altro che una forma di sonnambulismo: piangeva senza controllo, seduto sul suo letto, inconsolabile e totalmente assente. Quando è così puoi parlargli, ma non ti risponde perché in realtà non è presente. Inoltre puoi toccarlo, ma il più delle volte ne è infastidito e urla ancor di più. 
Altre volte l'ho trovato seduto sul letto senza alcun motivo, tranquillo, magari mentre sta borbottando qualcosa sottovoce.
Simona invece una notte si è messa a discutere con qualcuno nel sonno: "E allora non ci gioco più!" ricordo distintamente queste parole ben scandite, che sono state precedute e seguite da un borbottìo indistinto. Che io sappia però non si è mai mossa dal suo letto, anche perché me ne preoccuperei, essendo un letto a castello. 
Ah giusto! Da piccola ho anche fatto un bel tuffo da un letto a castello, durante le vacanze al mare: sognavo di imparare a fare i tuffi in acqua e mi sono buttata di sotto con il cuscino; per fortuna, nessuna conseguenza anche lì.
Quindi attendo con tranquillità l'evolversi di questi eventi: immagino che ci sia una componente genetica in queste cose. Spero smorzata dalla mia controparte nel letto che dorme a piombo. 
Devo cercare di mantenere il cuore in salute perché una notte, quando avevo 17 anni, ho cercato di fare un massaggio cardiaco a mia sorella, spaventandola a morte (stavo frequentando un corso di primo soccorso con la Croce Rossa in quei giorni). Un'altra volta mi sono messa ad urlare come una pazza (il giorno dopo avevo mal di gola) per una paralisi ipnagogica durante la quale avevo la sensazione di essere travolta da una enorme croce di legno che mi stava per schiacciare (giocavo a Quake II in quel periodo), anche in quel caso ho spaventato mia sorella. Mia sorella ha il cuore forte e in salute, buon per lei: dovessi trovare Alessandro che scrive REDRUM sulla porta della camera non so se sopravviverei.

Alla prossima!

mercoledì 11 gennaio 2017

LA GIORNATA IN DISCESA

Oggi è stata una giornata tutta positiva e lo voglio annotare perché capita di rado.
Stamattina mi sono fatta coraggio, e mi sono pesata dopo tre giorni di dieta. Beh, la bilancia mi ha strappato un sorriso: -1,6 kg; so benissimo che non è affatto significativo, che all'inizio si perdono molti liquidi, che sono stata una giornata alle terme ecc ecc, ma e` stato comunque incoraggiante.
Così sono andata in ufficio col sorriso, sfidando il gelo polare che sta un po' avvolgendo Milano in queste mattine.

La giornata è trascorsa senza grandi patemi lavorativi, sono andata a prendere Alessandro alla materna come al solito alle 5.30, e ci siamo fermati per prendere due cose al supermercatino sotto casa. Incredibilmente è stato collaborativo e non ha cercato di taccheggiare i kinder rimasti ad altezza manine dall'epifania.
Torno a casa, che c'è una zuppa di verdure e un salmone al forno da preparare, e mi chiama mia madre che ha accompagnato Simona in piscina: Simona è appena passata nel gruppo in vasca grande (vasca da 25m). E' stata una grande emozione, con una punta di rammarico per essermi persa il passaggio. E stasera aveva male agli addominali: ora sì che si comincia a lavorare sul serio.

Preparo la cena, sapendo che dovrò insistere col piccolo crudista di famiglia che fa storie con zuppe e verdure cotte. Devo ricredermi: si vede che ha cambiato gusti proprio oggi e mangia tutto senza nemmeno tentare una scusa ridicola tipo (questa l'ultima quando ho preparato il passato di verdure): "Mamma, questa suppa mi fa venire i pesci nella pancia" o simili. Quindi ceniamo tranquilli in attesa che tornino Ivan e Simona. E già so che sarò inondata di parole di Simona che dovrà raccontarmi tutto della novità in piscina; invece per prima cosa mi mostra un voto: SUPER BRAVA! preso nei compiti delle vacanze.

E infine stasera si realizza la combinazione karmica dei panni: niente da stirare, niente da lavare. Dura qualche ora al massimo, e capita di rado durante l'anno, ma ora posso farmi una doccia e mettermi a letto ancora con un sorriso. Basta poco per farmi contenta!

Buon Anno e alla prossima.

venerdì 2 dicembre 2016

LE NUOVE PASSIONI

Con l'andare del tempo, Simona e Alessandro hanno sviluppato specifiche passioni e preferenze.


Alessandro, anni 3 appena compiuti (colore preferito ARANCIONE)

HULK, HULK SPACCA. Probabilmente questa passione totalizzante, questo amore che prova per il mostrone verde deriva dall'aver giocato con il modello di hulk di sua cugina. Gli piace guardare video su YouTube di Hulk che combatte col dinosauro, che spacca tutto. Gli piace ruggire come Hulk con i pugni chiusi, insomma, secondo me Hulk rappresenta il suo lato distruttivo e tutto quello che Ale VORREBBE MA NON PUO'. Il desiderio inespresso del buttar tutto all'aria gioiosamente.
GLI AVENGERS e i SUPEREROI MARVEL IN GENERALE, che lui chiama GLI AFENGES:  Si tratta di una estensione ad Hulk, gli piacciono in particolare (ma non in maniera esclusiva) SPIDERMAN e CAPITAN AMERICA. In un caso per il lancio di ragnatele e il fatto che può andare in giro mascherato (infatti ha preso ad andare in giro col cappello sulla faccia...), nel secondo caso per lo scudo da lanciare.
L'AMSA. Sì proprio i camion dell'amsa sono una sua passione, che raccolgono quintali di spazzatura...Potrebbe stare ore a seguirli. Fino all'anno scorso nel tragitto casa-nido il lunedì e il giovedì facevamo tappa nei punti strategici, ora purtroppo non lo accompagno più io la mattina, quindi non so quanto abbia modo di vedere i camion verdi, la passione comunque è rimasta immutata.  
GLI AUTOMEZZI DA LAVORO. Vengono poco dopo i camion della nettezza urbana e sono scavatrici, schiacciasassi, ruspe, muletti, gru di vario tipo. Li conosce tutti. Se ti sbagli ti corregge "NO MAMMA, E' UNA CAVATRICE!" 
GLI AUTOMEZZI CON LAMPEGGIANTI. Macchine della polizia, dei carabinieri, ma anche carroattrezzi...Tutto ciò che è provvisto di lampeggianti. Si inquieta nel caso in cui parta anche la sirena.
I DINOSAURI. I dinosauri sono un intrattenimento sempiterno comunque declinati: pelouche, pupazzi rigidi, figurine, memory, ma anche cartoni animati, documentari ecc...I dinosauri sono un ottimo avversario per un gioco con Hulk e sono anche un doudou notturno piuttosto valido nonostante siano provvisti di spuntoni pungenti. 
CURIOSO COME GEORGE. E' un cartone animato piuttosto noioso che narra le peripezie di uno scimpanze che vive in un appartamento a New York (ma hanno anche la casa in campagna) in compagnia di un ricercatore con gravi deficit cognitivi. Li ha. Non si discute su questo. 
PEPPA PIG. Non sto nemmeno a parlarvene, ma è in coda alla lista perché sta perdendo il suo fascino ipnotico.

 Simona, anni 6 (colore preferito VIOLA)

L'ANATOMIA DEL CUORE. Sono due anni che disegna cuori e li colora nei modi più fantasiosi. Gli ultimi 3 mesi ha preso una piega più "anatomica", cioè le interessa il cuore in quanto organo umano, le interessa il funzionamento come pompa, le interessa tutto ciò che rileva il battito cardiaco. Tanto più che ora ha preso a disegnare cuori graziosi con accanto un tracciato di elettrocardiogramma. Non so se tale passione derivi dalla visione del cartone "Esplorando il Corpo Umano", anche se non è stata ossessiva in merito. Ciò si collega direttamente alla seconda passione.
L'ANATOMIA. Le piacciono gli organi, le ossa, le piace sapere come funziona il corpo. Non le dà fastidio la visione del sangue ed è sempre felice se in TV c'è qualcosa che mostra il corpo umano. Non c'è malizia nei suoi interessi, ma inquietanti tecnicismi. Per questo motivo l'ho portata alla mostre REAL BODIES a Milano ed è stata una rivelazione per lei.  Ne abbiamo parlato per giorni, e ha chiesto per Natale un atlante di Anatomia "Ma per grandi, mamma, no coi disegni dei bambini". Oooookei.
IL DESIGN. Dalle in mano un catalogo casa, e la fai felice. Portala alla Rinascente e la fai felice. Le poltrone di pelle rossa, gli oggetti Kartell tutti trasparenti...Ma anche ciò che abbiamo in casa: portaoggetti, decorazioni, dettagli grandi o piccoli (ha fatto le feste al mobiletto Kartell bianco che abbiamo preso per il bagno...Non so quale bambino di 6 anni faccia le feste a un mobiletto del bagno, ma tant'è. Ha sicuramente preso da me, anche se io non andrei al Salone del Mobile e lei probabilmente sì)
I FILM DI MYAZAKI. Allora principesse Disney, levàteve. A Simona piace Totoro e il suo Gattobus, piace Haku, piacciono i corrifuliggine e i mostri della città incantata, piace Howl, piacciono le profondità marine di Ponyo e Kiki sulla scopa. Non so perché. Forse predilige le storie perché non sono incatramate in stereotipi di genere e perché presentano le persone con le loro imperfezioni: "La mamma di Sosuke è proprio un po' matta eh!" (riferendosi alla madre del bimbo protagonista di Ponyo sulla Scogliera, guardatevelo). E poi i colori, i disegni puliti...Simona non ha uno spirito "pastello", lei è un colore acceso come il suo sorriso. 


Alla prossima!

 

giovedì 15 settembre 2016

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

- Mamma ma portiamo lo zaino domani?-
- Non serve domani, vediamo i prossimi giorni. -
Uno pensa sia finita lì, ma i bambini sanno fare una cosa fantastica: sanno COVARE. Buttano lì un pensiero, una domanda, pensi che il tutto sia esaurito con la tua risposta e invece no, come piccole braci sotto la cenere verranno riproposte i giorni successivi, o in momenti impensati. 
Il mattino dopo comincia con: - Non ho dormito niente, pensavo alla scuola. - 
Sarà, ma quando a mezzanotte sono passata a controllare che non facesse troppo caldo in cameretta, dormivano tutti e due come sassi. 
Durante la colazione: - Ma lo zaino posso portarlo che magari faccio vedere l'astuccio ai miei amici? - Nel frattempo mi arriva un messaggio da un'amica: "G. porta zaino e merenda" Decido che ok, si porta. Lo tiriamo fuori. Mi accorgo che lo zaino sulle sue spalle è alto come lei.
Nel frattempo ho un bisogno social-compulsivo di immortalare l'evento, perché cavolo il primo giorno della prima elementare (o primaria, come si chiama ora) E' un evento...E lì parte il piccolo hulk - ANCHE IO VOJO LO ZAINO DEI GLANDI!!!- Una nenia che prosegue imperterrita fino a che non viene mollato alla materna.

Comunque in qualche modo usciamo tutti e quattro di casa, e io mi sento agitata, euforica...Dentro di me cerco di ritrovare un po' di razionalità, altrimenti dovesse laurearsi che faccio? Mi faccio venire un'ischemia?
Ci ritroviamo tutti sul prato dietro il padiglione delle prime, c'è un'accoglienza speciale: i bambini ritirano delle medaglie con scritto il loro nome e faranno dei gruppi; qualcuno piange, la maggior parte sta chiacchierando con i compagni d'asilo dello scorso anno. Simona racconta del mare, delle vacanze, dello zaino e dell'astuccio e del dentino sostituito con un nuovo definitivo bianco dente seghettato. Non ci caga. E' presa dal momento. 
Nel frattempo Ivan si è discostato un attimo perché Alessandro è partito con la nenia numero due, che si sovrappone alla prima: - ANCHE IO VOJO ANDARE ALLA SCUOLA DEI GLANDIIIIH!- D'altronde l'ingresso per lui che fa ancora inserimento è alle 9.30. Dobbiamo tenercelo lì.
Salutiamo. I bambini si allontanano. Qualche genitore è intesito dal momento, qualcun'altro è in panico da: "Ma sono le classi definitive? Quando avremo LE CLASSI DEFINITIVE?!?!?"... Io sono solo emozionata, tanto emozionata. Non piango, ma quando si gira e mi saluta con la mano, serena, felice...Ecco qualcosa dentro di me vorrebbe sciogliersi. La saluto e sorrido. E penso "buona fortuna Simona, impara a muoverti nel mondo"
....
La sera: - Allora come è andata a scuola? - 
- BENE. -
Fine. 

Alla prossima.
 

sabato 25 giugno 2016

TI GUARDI INDIETRO E SON TUTTE CAZZATE.

Ci sono dei momenti di svolta nella vita dei figli, punti che ti sembra di aver raggiunto e lasciato alle spalle. Spesso sono cose di senso pratico, progressi che consentono a noi genitori di dire "ooook,  pure questa l'abbiamo superata." Io, in questo momento, al giorno 1 del nostro secondo e ultimo spannolinamento, non vedo l'ora di lasciarmi alle spalle per sempre il passeggino. Quel catafalco utilissimo ma una gran rottura, che sono costretta ad usare spesso (per fortuna non più "sempre") per arrivare in orario in ufficio e per non lasciare Simona sulla soglia della materna ad aspettarmi perché suo fratello ha deciso che "mamma vojo vedere il treno lungo" e "diciamo i colori sul muro?" (Trattasi di mattoni colorati sul muro del parco trotter).
Proprio mi vedo senza...perché non mi accontento di niente, immagino.
La cosa buffa è che ci sono già passata, so già che poi quando mi guarderò indietro dirò "davvero ho speso anche solo 5 minuti della mia vita a stressarmi  per sta cagata? Cosa dovrei dire ora?!" Che poi è la stessa cosa che ho pensato quando è nato Alessandro: "Pensavo davvero di essere stanca con Simona?! Serio?!" E tornando ancora più indietro è "Pensavo davvero di essere stanca perché ero incinta?! Ahahahahaha!". 
Il nostro corpo e la nostra mente si adattano a livelli di stress genitoriale sempre crescenti, se non accade, secondo me stiamo sbagliando qualcosa e dobbiamo tornare un attimo sui nostri passi per analizzarci, almeno io faccio così. Perché passata una cosa, c'è sempre la successiva al varco: il periodo di latenza è breve. Possono essere cose piccole e insignificanti come il portarsi appresso il passeggino, che nella fase successiva è "ma perché l'educatrice mi dice che è scalmanato e manesco?" (Spero di no!).
Parlavo con un mio collega di aspettative: ad un certo punto, dice, sembra che sia tremendamente importante che questi bambini abbiano tabelle di marcia bel precise, ma poi quando diventano grandi ti dici che hai passato ore insonni per niente...Un bambino sano, camminerà, parlerà, smetterà di farsela addosso, mangerà da solo prima o poi. Ha davvero importanza che il "prima", sia il tempo che vogliamo noi? O che statisticamente è significativo? Se un bambino è sano, prima o poi lo farà. Perché poi quando sarà adolescente, sarà davvero buffo (o tragico!) ripensarci in quei termini, io credo.

Alla prossima!